Migranti: «Anche uno solo di questi bambini»

Alla Sala Concerti del Comune un confronto sul messaggio di Papa Leone XIV in vista della Festa dei Popoli del 27 settembre
Alla Sala Concerti del Comune un confronto sul messaggio di Papa Leone XIV in vista della Festa dei Popoli del 27 settembre

Dietro i numeri delle migrazioni ci sono volti, famiglie, speranze e, soprattutto, bambini e adolescenti che spesso affrontano le conseguenze più dure della fuga e dello sradicamento. È partito da questa consapevolezza il dibattito ospitato il 24 settembre nella Sala Concerti del Comune di Catanzaro, promosso anche dall’Ufficio Migrante dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace in vista della Festa dei Popoli 2026, in programma domenica 27 settembre.

Una data che quest’anno coincide con la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, dedicata da Papa Leone XIV al tema “Anche uno solo di questi bambini”.

La Festa dei Popoli nasce con l’obiettivo di valorizzare la presenza e il contributo delle diverse comunità che vivono sul territorio, costruendo uno spazio di conoscenza reciproca e partecipazione. Accanto ai momenti di confronto sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione, sono previsti stand gastronomici e artigianali, musica, spettacoli dal vivo e la partecipazione di artisti e associazioni.

A introdurre il cuore della riflessione, nello spazio offerto all’Arcidiocesi, è stato don Gregoire Nsabimana, che ha richiamato il messaggio scelto dal Pontefice per la Giornata.

Il riferimento evangelico è alle parole di Gesù sull’accoglienza di un bambino. Il testo ufficiale di Leone XIV insiste in particolare sulla condizione dei minori migranti, definiti tra i soggetti più vulnerabili dei flussi migratori: bambini e adolescenti costretti a lasciare la propria terra a causa di guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre emergenze.

A questi drammi si aggiungono i pericoli lungo le rotte: tratta, sfruttamento, violenze sessuali, reclutamento nei conflitti armati, matrimoni forzati e separazione dalle famiglie.

«Non è una questione di cifre o di statistiche», ha sottolineato don Gregorio riprendendo il senso del messaggio pontificio. Il punto, ha spiegato, è riconoscere la dignità della singola persona: anche un solo bambino impone una responsabilità.

Una responsabilità che riguarda la coscienza individuale, le comunità ecclesiali e le istituzioni. L’accoglienza, nella prospettiva indicata dal messaggio papale, non può rimanere un principio astratto, ma deve tradursi in protezione, ascolto, educazione e concrete opportunità di integrazione.

Il confronto di Catanzaro ha consentito anche di raccontare ciò che viene realizzato sul territorio. Don Gregorio ha ricordato l’impegno della Caritas diocesana e delle diverse realtà che operano nell’assistenza e nell’accompagnamento di stranieri e minori.

Tra le attività promosse dalla Caritas a tal proposito, don Gregoire ha ricordato il progetto JOBEL, che si occupa dell’accompagnamento dei giovani entrati nel circuito penale minorile.

A raccontarne l’esperienza è stata Francesca Puleo, animatrice del Progetto Policoro dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace e operatrice impegnata nel progetto JOBEL.

«È davvero un cammino», ha spiegato, descrivendo un lavoro che parte dall’ascolto delle storie personali e cerca di accompagnare i ragazzi detenuti verso una nuova prospettiva. Un percorso nel quale, ha sottolineato, anche operatori e volontari finiscono per cambiare, entrando in contatto con esperienze capaci di mettere in discussione pregiudizi e convinzioni.

L’accompagnamento non si limita all’ascolto. Il progetto punta anche sull’orientamento professionale, sulla costruzione del bilancio delle competenze, sulla preparazione del curriculum e sulla ricerca di opportunità lavorative una volta conclusa la fase più delicata del percorso.

La domanda rivolta ai ragazzi, ha raccontato Puleo, non è soltanto “che cosa vuoi fare da grande?”, ma anche “che cosa vuoi fare di grande?”.

JOBEL mette insieme diverse realtà, dalla Caritas diocesana alla pastorale giovanile, dal Progetto Policoro al Centro Oikos. Una rete che punta a costruire percorsi individuali e, nello stesso tempo, a coinvolgere le comunità. Anche giovani delle parrocchie hanno partecipato ad attività insieme ai loro coetanei inseriti nei percorsi del progetto.

L’obiettivo è evitare che l’uscita da una struttura coincida con un nuovo vuoto. Il reinserimento passa infatti anche dalla possibilità di trovare un lavoro, costruire relazioni e recuperare progressivamente autonomia.

A dare un volto concreto alle parole pronunciate durante l’incontro è stata la testimonianza di Mohammed, che ha raccontato pubblicamente un percorso segnato dalla migrazione, dagli errori e dalla detenzione.

Proprio durante la detenzione Mohammed ha studiato e lavorato, cercando di modificare il corso della propria vita. Successivamente è stato inserito in comunità e ha continuato il percorso verso il reinserimento, cercando un lavoro, una casa e la possibilità di regolarizzare la propria posizione per costruire il futuro in Italia.

Oggi guarda avanti, senza cancellare ciò che è accaduto. Sogna di viaggiare, ma anche di poter tornare dalla sua famiglia e soprattutto di riabbracciare sua madre.

Ai ragazzi ha lasciato un messaggio essenziale, maturato attraverso la propria esperienza: «Non fate errori. Non scegliete strade sbagliate».

La sua storia ha trasformato il tema dell’incontro da principio generale a esperienza concreta: dietro espressioni come “migrante”, “minore straniero” o “reinserimento” ci sono biografie che non si esauriscono nell’errore commesso o nella condizione amministrativa.

È questo il filo che collega il dibattito alla Festa dei Popoli del 27 settembre: creare occasioni nelle quali comunità differenti possano incontrarsi senza fermarsi agli stereotipi.

A Catanzaro questa indicazione trova una traduzione concreta nei progetti raccontati durante l’incontro dalle Associazioni presenti e nella Festa dei Popoli: non soltanto parlare di accoglienza, dunque, ma costruire occasioni nelle quali persone, associazioni, istituzioni e comunità possano conoscersi e condividere uno stesso territorio.