Roma ha ospitato tre giorni di confronto intenso tra Caritas Italiana e il coordinamento europeo di Caritas Europa: non un semplice incontro di lavoro, ma un laboratorio collettivo di visioni, criticità e proposte per un nuovo umanesimo europeo. La scelta dei temi e lo stile del dialogo hanno mostrato con chiarezza la volontà di andare oltre la retorica della crescita economica e affrontare, con sincerità e responsabilità, i nodi che attraversano l’Europa di oggi.
Il documento Caritas: osservare, ascoltare, discernere
Il confronto si è aperto con la presentazione del documento “Andare oltre la crescita economica”, guidata dalla dott.ssa Sinbaldi. Un testo che non propone scorciatoie ideologiche né slogan sulla “decrescita”, ma il metodo Caritas: osservare, ascoltare, discernere. Prima ancora di chiedersi comecrescere, occorre domandarsi perché e per chi. La crisi climatica, la trasformazione del lavoro e le disuguaglianze rendono urgente interrogare la qualità dell’economia europea, non solo la sua quantità. L’Unione Europea, si è sottolineato, non può limitarsi a regolamentare: deve guidare il cambiamento, immaginando un modello che metta al centro dignità, sostenibilità e coesione sociale. Una visione che dialoga con la raccolta “Fuori Serie” e con la recente Lettera all’Europa di Papa Francesco, che richiama l’Unione alla sua vocazione più profonda: custodire la persona.
Roventini: tra politiche annunciate e realtà europee
Da qui è entrato nel vivo il contributo del prof. Roventini, che ha analizzato le politiche economiche europee mettendo in luce ciò che troppo spesso rimane sospeso tra annunci e realtà. Le strategie comunitarie, pur numerose, faticano a tradursi in interventi concreti: disuguaglianze in crescita, transizione ecologica incompleta, assenza di una politica industriale coerente e strumenti fiscali ancora insufficienti. Anche le iniziative più promettenti – come la Global Minimum Tax o la tassazione dei grandi patrimoni – appaiono indebolite da eccezioni e compromessi. Il Green Deal europeo, a sua volta, soffre della distanza tra obiettivi proclamati e azioni effettive, nonostante proprio la riconversione ecologica rappresenti un’enorme opportunità di lavoro e innovazione.
Caritas e la cultura della carità: comunità che accompagnano
Nel pomeriggio, don Marco Pagniello ha riportato il confronto al cuore della missione Caritas: fare cultura della carità. Creare comunità capaci di restare unite nella complessità, di accompagnare le fragilità, di leggere il proprio tempo senza paura. Ai partecipanti è stato chiesto di individuare tre opportunità concrete da far maturare nei territori: ponti tra cittadini e istituzioni europee, spazi di partecipazione locale, iniziative che rendano visibile il ruolo di Caritas Europa nei processi sociali e di advocacy. Sullo sfondo, il tema urgente della transizione ecologica: il nuovo sistema ETS2, il Fondo Sociale per il Clima e i rischi di esclusione delle famiglie più vulnerabili se i cambiamenti non saranno accompagnati da politiche di giustizia sociale.
Economia circolare: dalla teoria alla trasformazione reale
Il secondo giorno ha allargato lo sguardo sull’economia circolare, guidato da Duccio Facchini di Altreconomia. La circolarità, è stato osservato, non può essere uno slogan: richiede di affrontare le contraddizioni dei sistemi produttivi, dagli allevamenti intensivi alla dipendenza dai combustibili fossili, fino al tema delle specie aliene che minacciano ecosistemi già fragili. Senza una decarbonizzazione reale, l’economia circolare resta una promessa incompleta. La discussione si è intrecciata con il quadro internazionale e con una verità spesso rimossa: la grande industria cinese produce per mercati occidentali, e il consumo per persona negli Stati Uniti resta superiore a quello cinese. In questo contesto, l’Europa si prepara al Circular Economy Act del 2027, che dovrebbe offrire un quadro normativo più avanzato per beni durevoli, riparabili e non usa-e-getta, insieme alle politiche di Ecodesign e riduzione degli sprechi.
Europa e geopolitica: la sfida della pace e delle risorse
Nel pomeriggio, il presidente del Movimento Europeo, Pier Virgilio Dastoli, ha spostato il dibattito sul terreno geopolitico. L’Europa è ancora capace di essere “maestra di pace”? La guerra in Ucraina e la frammentazione delle politiche estere europee mostrano un’assenza di strategia diplomatica autonoma. Una difesa comune dovrebbe essere strumento al servizio della pace, non la sua sostituzione. L’intervento ha incrociato le analisi di Stefano Feltri sulle fragilità della capacità militare italiana ed europea, e quelle di Chiara Bonaiuti sul rischio che il riarmo sottragga risorse a welfare e spesa sociale. Sullo sfondo, l’espansione dei fondi privati statunitensi nel settore della difesa europea, un tema che richiama la necessità – ribadita dal Nuovo Codice di Camaldoli – di riconoscere come ogni scelta finanziaria sia sempre una scelta politica.
Innovazione sociale: quando il nuovo diventa impatto
La terza giornata ha portato la riflessione nel campo dell’innovazione sociale, intesa non come parola alla moda, ma come forza trasformativa che nasce da comunità capaci di lavorare insieme. Caritas stessa, fin dalla sua origine, è stata un laboratorio di innovazione sociale cristiana; lo stesso si può dire delle cooperative sociali italiane. Non tutto ciò che è nuovo è innovativo: la vera innovazione genera impatto, crea benessere, affronta problemi radicati con metodi nuovi. Per Caritas Europa ciò significa produrre valore aggiunto reale, introdurre elementi di novità sostanziale, abbracciare il pensiero sistemico, costruire reti, usare dati e ascolto, partire dagli ultimi, applicare il design thinking ai problemi concreti delle persone.
Una visione comune per un’Europa più giusta e inclusiva
La tre giorni si è conclusa con una consapevolezza comune: il futuro dell’Europa dipende dalla capacità di costruire alleanze nuove, immaginare linguaggi diversi, mettere al centro le persone più fragili. Caritas, nella sua duplice identità di presenza territoriale e voce europea, può essere ancora una volta luogo di discernimento e motore di speranza. Un’Europa più giusta, sostenibile e inclusiva non nascerà da automatismi economici, ma da comunità che scelgono di camminare insieme, oltre la crescita e verso un nuovo senso del bene comune.