Mons. Maniago: «Scegliere tra la civiltà del potere e quella dell’amore»

«Alla fine devi scegliere se costruire la civiltà del potere o la civiltà dell’amore, se costruire la Babilonia oppure la Nuova Gerusalemme». È questo il passaggio più incisivo dell’intervento con cui l’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza Episcopale Calabra, S.E. Mons. Claudio Maniago, ha concluso il convegno nazionale dedicato all’etica e all’ecologia della comunicazione, svoltosi mercoledì 4 novembre alla Baia dell’Est di Stalettì.

L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo universitario, dell’informazione e della Chiesa per un confronto sulle responsabilità della comunicazione contemporanea, prendendo spunto dalla Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. Tra gli interventi della sessione pomeridiana quelli di padre Enzo Fortunato, direttore editoriale della rivista Piazza San Pietro, e del giornalista e vaticanista Marco Politi.

Mons. Maniago ha offerto una lettura del documento pontificio che supera il solo ambito della comunicazione per raggiungere le questioni fondamentali del nostro tempo: la dignità umana, il bene comune, le trasformazioni tecnologiche e la responsabilità di costruire una società capace di riconoscere il valore di ogni persona.

L’Arcivescovo ha preso le mosse da un interrogativo: come può un Papa che conosce profondamente i drammi dell’umanità proporre un documento dal titolo così sorprendente e carico di fiducia?

La risposta, secondo Mons. Maniago, va ricercata nella stessa esperienza di Leone XIV, un Pontefice che non proviene soltanto dagli ambienti della Curia romana, ma da una lunga esperienza missionaria e pastorale.

«Lui è stato missionario, cioè ha vissuto in mezzo a quella gente», ha ricordato l’Arcivescovo, sottolineando come Robert Francis Prevost abbia condiviso concretamente le difficoltà e le speranze delle comunità nelle quali ha operato.

Non si tratta, dunque, di un ottimismo ingenuo. La fiducia nell’umanità nasce dalla consapevolezza delle sue ferite e dalla convinzione che, anche nelle situazioni più difficili, esistano possibilità di riscatto.

In questo atteggiamento Mons. Maniago ha riconosciuto una continuità con altri Pontefici, richiamando Paolo VI e la sua capacità di individuare i segni dei tempi anche nelle stagioni più complesse.

Uno dei passaggi più significativi della riflessione ha riguardato la parola custodia, particolarmente presente nel magistero di Papa Francesco a proposito della Casa Comune.

Per Mons. Maniago, il documento di Leone XIV invita ad allargare ulteriormente questa prospettiva, riconoscendo nella custodia dell’umano una responsabilità che coinvolge credenti e non credenti.

«Un documento come questo non può non interessare anche chi non è credente, ma chi abbia a cuore la cura, la custodia dell’umano».

La questione, dunque, non riguarda soltanto l’appartenenza religiosa. Riguarda la capacità di riconoscere la dignità della persona, di difenderla quando viene violata e di costruire relazioni sociali fondate sulla giustizia e sulla solidarietà.

L’Arcivescovo ha richiamato anche il significato del bene comune, che non può essere identificato con un interesse confessionale, ma rappresenta un bene dell’intera umanità.

Nella lettura proposta da Mons. Maniago, Leone XIV non si limita a denunciare i problemi della contemporaneità. Offre piuttosto gli strumenti per comprenderli e affrontarli.

«Sembra quasi prenderti per mano e portarti a una riflessione, anzi, a un discernimento», ha osservato l’Arcivescovo.

Gli strumenti sono anzitutto il Vangelo e la Dottrina sociale della Chiesa.

Il Vangelo, ha spiegato, non propone una spiritualità separata dalla concretezza dell’esistenza, ma una visione dell’uomo capace di incidere sulle relazioni, sulla convivenza civile e sull’organizzazione della società.

La Dottrina sociale, a sua volta, rappresenta un patrimonio di sapienza maturato lungo la storia della Chiesa, che continua a offrire criteri per affrontare le questioni della giustizia, del lavoro, della dignità umana e del rapporto con il creato.

Un’attenzione particolare è stata riservata all’intelligenza artificiale e ai rischi di una comunicazione dominata da previsioni catastrofiche.

Mons. Maniago ha osservato come, anche da parte di alcuni protagonisti dello sviluppo tecnologico, arrivino messaggi allarmanti sul futuro dell’umanità.

Il rischio è che la paura finisca per allontanare le persone dalla conoscenza e dalla possibilità di governare questi strumenti, lasciandone il controllo nelle mani di pochi.

La risposta, secondo l’Arcivescovo, non può essere il rifiuto delle nuove tecnologie, ma un impegno responsabile per orientarle attraverso principi etici solidi.

È in questa prospettiva che il messaggio di Leone XIV acquista particolare significato: non lasciarsi paralizzare dalle trasformazioni del presente, ma imparare a comprenderle e a governarle mettendo sempre al centro la persona.

Mons. Maniago ha dedicato un passaggio anche al rapporto tra i due pontificati, sottolineando la continuità tra Francesco e Leone XIV pur nella diversità dei rispettivi stili.

Papa Francesco, ha ricordato, possedeva una forte capacità provocatoria, mentre Leone XIV sembra privilegiare un linguaggio più pacato, riflessivo ed equilibrato.

Ma a unirli è una medesima passione per l’umanità, che trova il proprio fondamento nella fede cristiana e nel mistero dell’Incarnazione.

«È bella questa continuità che non è costruita», ha osservato Mons. Maniago, riconoscendo nei due Pontefici una comune volontà di accompagnare la Chiesa nell’incontro con le domande del mondo contemporaneo.

Tornando al tema del convegno, l’Arcivescovo ha sottolineato il valore della verità nella comunicazione e la necessità di un linguaggio capace di raggiungere realmente le persone.

Anche il magistero pontificio, ha osservato, manifesta sempre più il desiderio di essere letto e compreso da un pubblico ampio, superando il rischio di rimanere confinato negli ambienti specialistici.

È una prospettiva che interpella direttamente il mondo dell’informazione. Comunicare non significa soltanto diffondere notizie, ma contribuire a formare coscienze capaci di leggere criticamente la realtà, distinguere la verità dalle impressioni superficiali e assumere decisioni responsabili.

Nella conclusione del suo intervento, Mons. Maniago ha richiamato la scelta che attraversa l’intero documento pontificio.

Da una parte la civiltà del potere, rappresentata simbolicamente da Babilonia; dall’altra la civiltà dell’amore, evocata dall’immagine biblica della Nuova Gerusalemme, luogo della convivenza pacifica dell’umanità con Dio.

Una scelta che non appartiene soltanto al passato e che non può essere delegata ad altri.

«Una scelta […] che come tutte le generazioni anche la nostra è chiamata a fare», ha ricordato l’Arcivescovo.

Per questo, ha concluso, è necessario offrire alle persone strumenti adeguati perché le decisioni non nascano semplicemente da reazioni emotive, ma da un autentico discernimento.

Il messaggio consegnato da Mons. Maniago al convegno di Stalettì è dunque un invito a non arrendersi alla paura, a custodire la dignità dell’uomo e a riconoscere che il futuro della convivenza umana dipende anche dalle scelte di ciascuno.