L’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace ha partecipato alla recente assise nazionale promossa dalla Fondazione Migrantes, dedicata alla mobilità degli italiani nel mondo e alle sfide pastorali che ne derivano. Un appuntamento di rilievo per la Chiesa italiana, che ha posto al centro dell’attenzione i milioni di connazionali che vivono e lavorano all’estero.
A rappresentare la diocesi erano don Gregoire Nsabimana, nuovo direttore diocesano della Pastorale per i Migranti, e don Gregorio Aiello, sacerdote calabrese impegnato da anni come missionario nella diocesi fiamminga di Hasselt, in Belgio. La loro presenza ha espresso la volontà della Chiesa di camminare accanto ai migranti, riconoscendoli come parte viva della comunità cristiana.
“Accogliere, accompagnare, integrare”: le tre vie del Vangelo
«Accogliere, accompagnare e integrare non sono slogan, ma scelte pastorali che nascono dal Vangelo», ha ricordato don Nsabimana durante i lavori. «Ogni storia migrante è una storia di Dio che continua a scriversi nella vita delle persone».
La pastorale migratoria, per l’Arcidiocesi, non è un capitolo isolato, ma una dimensione essenziale del cammino sinodale e del Giubileo della Speranza. Una Chiesa “in uscita” che incontra, ascolta e sostiene, consapevole che «chi parte e chi resta sono chiamati alla stessa speranza: quella di sentirsi figli di Dio e fratelli tra loro».
Il fenomeno migratorio: un’Italia che cambia volto
La XX edizione del Rapporto Italiani nel Mondo, presentata l’11 novembre 2025 a Roma, ha mostrato come gli iscritti all’AIRE abbiano superato quota 6,4 milioni, pari al 12% della popolazione nazionale. Una cifra che racconta la portata di un fenomeno che coinvolge sempre più famiglie e giovani.
Secondo i dati Migrantes, la mobilità è sempre più giovanile e femminile, con flussi diretti soprattutto verso l’Europa. Non si tratta soltanto di “fuga dei cervelli”, ma anche di una migrazione per necessità, frutto di un sistema bloccato e di servizi inadeguati. «L’Italia che emerge dal Rapporto non è più un Paese che fugge, ma una nazione che si ridefinisce nei legami e nelle reti transnazionali», ha sottolineato monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes.
Voci e riflessioni: quando i numeri raccontano persone
Nell’introduzione, monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale di Migrantes, ha ricordato che il Rapporto «vuole mettere a disposizione della società i dati sulla mobilità, raccontando la vulnerabilità di chi si mette in cammino».
Il prefetto Paolo Ruffini, del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, ha invitato a un cambio di prospettiva: «La sfida non è fermare la mobilità, ma rendere l’Italia un Paese attrattivo, aperto a uno scambio interculturale».
Anche Paolo Pagliaro, direttore dell’agenzia 9 Colonne, ha rimarcato il valore propositivo del volume: «Il Rapporto interroga e propone, non si limita a documentare. Dietro i numeri, ci sono storie che meritano di essere raccontate».
Una Chiesa che costruisce ponti
In questo contesto, la presenza di don Gregoire Nsabimana e di don Gregorio Aiello alla conferenza ha assunto un valore simbolico profondo. Attraverso il loro impegno, l’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace riafferma la propria vocazione missionaria e universale, segno di una comunità che non dimentica i suoi figli lontani.
Il servizio di don Aiello in Belgio, accanto alle nuove generazioni di italiani, è il volto concreto di una Chiesa che custodisce memoria, fede e identità anche oltre i confini geografici.
Una Chiesa che continua, giorno dopo giorno, a costruire ponti di fede e di comunione, testimoniando che la mobilità umana, se accompagnata, può diventare una risorsa di speranza e rinnovamento per tutti.