«Addomesticare il mondo». Non è solo un richiamo alla cura e alla pazienza necessarie per creare legami, ma un invito a trasformare la realtà in “casa”. La XXVI Settimana Nazionale di Studi, promossa dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI, ha riunito a Verona delegati da tutta Italia. Anche la nostra Diocesi è stata presente con i suoi responsabili, partecipando attivamente a un dialogo che ha toccato i temi caldi della modernità: dal digitale alla corporeità.
Il Cardinale Zuppi: «Proporre qualcosa di più bello»
L’apertura dei lavori è stata affidata al Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della CEI, che ha toccato il cuore della questione educativa nell’era digitale. Con forza, Zuppi ha sottolineato che, di fronte alle proposte spesso frammentate e superficiali della società moderna, la Chiesa e la famiglia hanno un compito preciso: «È necessario proporre qualcosa di più bello». Non basta vietare o criticare ciò che il mondo offre; occorre mostrare il fascino di un amore autentico e “incarnato”. Per Zuppi, l’affettività non può essere ridotta a un algoritmo: la sfida è testimoniare che la relazione umana reale è infinitamente più attraente di qualsiasi proposta virtuale.
Il laboratorio: un dialogo tra generazioni per la “Lettera di Modena”
Uno dei momenti più significativi è stato il laboratorio che ha visto giovani e famiglie lavorare fianco a fianco. Da questo confronto serrato e sincero è nata la “Lettera dai giovani”, curata dai ragazzi della Pastorale Giovanile di Modena.Non è stato un semplice esercizio di scrittura, ma il frutto di un cammino comune: i figli hanno parlato e i genitori hanno ascolto, definendo un appello accorato alla Chiesa. I giovani chiedono adulti credibili, capaci di accompagnarli nella complessità dei sentimenti senza giudicare, offrendo una vicinanza che sappia reggere l’urto delle fragilità moderne.
Tra algoritmi e comunità
Il programma ha offerto una riflessione a tutto campo, alternando il fondamento biblico-teologico alle sfide tecnologiche. Particolarmente attuale la sessione dedicata all’impatto dell’Intelligenza Artificiale, dove esperti come don Andrea Ciucci e il prof. Massimiliano Padula hanno guidato i partecipanti nel capire come “abitare le relazioni” tra schermi e realtà.
In questo contesto, di grande rilievo è stato l’intervento di Giuseppe Dardes (esponente de “L’Aratro e la Stella”), che ha esplorato il concetto profondo di “comunità educante”. Dardes ha sottolineato come costruire una comunità, significa passare dall’ “io” al “noi”, creando spazi di accoglienza dove le fragilità non siano scartate, ma diventino il punto di partenza per una solidarietà autentica. La sfida è quella di “umanizzare” i legami, rendendo ogni membro della comunità corresponsabile della crescita dell’altro.
Un mandato per il quotidiano
I lavori si sono conclusi con il mandato affidato da Fr. Marco Vianelli e dall’equipe dell’Ufficio Nazionale CEI: educare agli affetti per umanizzare il quotidiano. Oltre alle sessioni di studio, l’evento è stato scandito da intensi momenti di spiritualità, come la veglia di preghiera nel Duomo di Verona e la celebrazione eucaristica finale presieduta dal Vescovo di Verona, Mons. Domenico Pompilli. L’esperienza vissuta a Verona si è rivelata un’occasione preziosa di crescita e condivisione. La sfida è quella di costruire comunità accoglienti e generative, in cui la fede si intrecci con la vita quotidiana, contribuendo ad “addomesticare” il mondo e a renderlo sempre più abitabile.