Prima ancora di essere un’azione dell’uomo, la liturgia è un’azione di Dio. È da questa prospettiva che don Francesco Cosentino, sacerdote e teologo dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, ha sviluppato la sua riflessione alla 76ª Settimana Liturgica Nazionale, in corso a Catania dal 24 al 27 agosto e dedicata quest’anno al tema “Liturgia e Iniziazione Cristiana”.
Ad accoglierlo S.E. mons. Claudio Maniago, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace e presidente del Centro di Azione Liturgica (CAL), che guida i lavori dell’appuntamento nazionale.
Un momento significativo anche per la Chiesa di Catanzaro-Squillace, presente a Catania con il suo Arcivescovo, nella veste di presidente del CAL, con il contributo teologico di uno dei suoi presbiteri, don Francesco Cosentino, e con una delegazione degli Uffici diocesani Catechistico, Liturgico e per le Comunicazioni Sociali, che sta seguendo i lavori della Settimana Liturgica Nazionale.
“Madre gioiosa di figli credenti. Il mistero Pasquale sorgente della vita cristiana” è il titolo della relazione affidata a Cosentino, che ha ricondotto la riflessione al cuore stesso della celebrazione cristiana: nella liturgia è Cristo che continua ad agire nella sua Chiesa, introducendo l’uomo nella comunione con Dio.
Prima di tutto, l’azione di Dio
Il punto di partenza scelto da Cosentino è decisivo. La liturgia non nasce anzitutto dall’iniziativa dell’uomo, dal suo bisogno religioso o dalla volontà della comunità di celebrare. È Dio che prende l’iniziativa e viene incontro all’uomo.
Non siamo, dunque, davanti a un semplice atto religioso né a una rappresentazione simbolica di qualcosa che appartiene al passato. Nella liturgia Cristo continua ad esercitare la sua azione sacerdotale e associa a sé la Chiesa.
Richiamando la Sacrosanctum Concilium, il teologo ha posto in evidenza come, uniti all’offerta che Cristo fa di se stesso, anche noi, che siamo il suo Corpo, veniamo introdotti nella comunione con Dio e gli uni con gli altri.
Una prospettiva che cambia anche il modo di intendere la partecipazione liturgica: al centro non c’è anzitutto ciò che noi facciamo per Dio, ma ciò che Dio compie per noi e in noi.
«Qui c’è il volto di Dio»
È dentro questa dinamica che assume particolare forza una delle espressioni pronunciate da Cosentino durante la relazione: «Qui c’è il volto di Dio».
Il volto di Dio, nella prospettiva indicata dal teologo, non è quello di un Dio distante, da raggiungere attraverso lo sforzo religioso dell’uomo. È il volto che si manifesta in Gesù Cristo, nella sua Pasqua, nel dono di sé e nell’amore che raggiunge l’uomo dentro la sua storia.
La liturgia permette proprio di entrare in questo mistero. Non offre semplicemente un discorso su Dio, ma introduce nell’esperienza di un Dio che viene incontro all’uomo. È qui che la celebrazione cristiana rivela la sua natura più profonda: mostrare il volto di Dio attraverso il mistero pasquale di Cristo.
Il mistero pasquale accade nell’oggi
Da qui un secondo passaggio essenziale: la liturgia è celebrazione del mistero pasquale di Cristo.
La passione, la morte e la risurrezione del Signore non sono semplicemente ricordate come avvenimenti lontani. Attraverso i segni sacramentali, il mistero pasquale raggiunge il «qui ed ora» della vita e della storia.
La Pasqua diventa così la sorgente dalla quale la Chiesa continuamente riceve la propria vita. Cristo continua a incontrare l’uomo, a salvarlo e a trasformarlo.
È in questa dinamica che trova il suo significato l’immagine scelta da Cosentino per la sua relazione: una Chiesa “Madre gioiosa di figli credenti”. La comunità cristiana può generare alla fede perché essa stessa viene continuamente generata dalla Pasqua del Signore.
Un teologo calabrese nel confronto con l’uomo contemporaneo
La presenza di don Francesco Cosentino alla Settimana Liturgica assume un significato particolare anche per l’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, alla quale appartiene come presbitero.
Teologo, ha conseguito il dottorato in Teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana, dove ha anche svolto attività di insegnamento. Il suo percorso accademico si è concentrato in particolare sulla Rivelazione cristiana e sul rapporto tra fede e cultura contemporanea.
Attualmente è docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Lateranense. La sua ricerca e le sue numerose pubblicazioni affrontano temi quali la crisi della trasmissione della fede, l’indifferenza religiosa, le immagini di Dio e la ricerca di linguaggi capaci di mettere il cristianesimo in dialogo con le domande dell’uomo contemporaneo.
Una sensibilità che attraversa anche la relazione proposta a Catania, soprattutto quando la riflessione teologica incontra le conseguenze pastorali dell’attuale cambiamento culturale.
Ricomporre liturgia, fede e vita
Se nella liturgia Cristo raggiunge realmente l’uomo, non è possibile separare ciò che viene celebrato dalla fede professata e dalla vita quotidiana.
Cosentino individua proprio nel rapporto tra liturgia, fede e vita uno dei nodi decisivi dell’iniziazione cristiana.
Quando questi elementi vengono separati, la celebrazione rischia di ridursi a formalismo, la catechesi a trasmissione di nozioni e la fede a qualcosa che fatica a incidere nelle scelte e nell’esistenza concreta.
La sfida è invece ricostruirne l’unità. La liturgia può così tornare a essere luogo di annuncio, di catechesi e di esperienza dell’incontro con Dio.
«Una liturgia che ci inizi alla fede»
Da qui l’appello di Cosentino a recuperare «lo spirito vero della liturgia», evitando di considerarla semplicemente uno spazio di culto separato dal resto dell’esperienza cristiana.
«Sempre di più abbiamo bisogno di una liturgia che ci inizi alla fede», ha sottolineato il teologo, indicando nella celebrazione un «luogo di catechesi, luogo di formazione, luogo di apprendimento».
Una vera scuola per accogliere il Vangelo di Gesù, nella quale il credente non riceve soltanto un insegnamento, ma viene accompagnato a fare esperienza dell’amore di Dio che gli viene incontro in Cristo.
È una prospettiva che interpella direttamente le comunità cristiane e il modo stesso di pensare l’iniziazione cristiana. Non basta preparare ai sacramenti: occorre accompagnare dentro una vita nuova, nella quale Parola, celebrazione e quotidianità tornino a parlarsi.
Una Chiesa generata dalla Pasqua
L’immagine della “Madre gioiosa di figli credenti” trova così la sua piena forza.
La Chiesa può generare alla fede soltanto perché essa stessa è continuamente generata dal mistero pasquale. Non produce autonomamente la vita cristiana: la riceve da Cristo e la consegna ai suoi figli.
In un contesto nel quale la trasmissione della fede non può più essere considerata automatica, la risposta non consiste soltanto nel moltiplicare iniziative o spiegazioni. Occorre tornare alla sorgente.
E la sorgente è la Pasqua di Cristo che la Chiesa celebra. È lì che la comunità viene continuamente rigenerata ed è da lì che può ripartire una catechesi capace di accompagnare davvero alla fede.
Perché, prima di essere qualcosa che facciamo per Dio, la liturgia è il luogo nel quale Dio, in Cristo, viene incontro a noi, ci unisce a sé e ci rende fratelli. È qui che possiamo riconoscere il suo volto.