«Cari lettori, si chiude una storia bellissima». Bastano queste poche parole, affidate a un messaggio rivolto ai clienti, per raccontare la fine di un’esperienza che ha accompagnato la vita culturale e religiosa di Catanzaro.
La Libreria Paoline “Fra le Righe”, in via Arcivescovado, cesserà la propria attività il prossimo 30 novembre. Dal 1° novembre prenderà il via una svendita totale, accompagnata dal ringraziamento rivolto a quanti, nel corso degli anni, hanno sostenuto la libreria con la loro fedeltà e il loro affetto.
Parole semplici, che lasciano trasparire il dispiacere di un congedo, ma anche la gratitudine per una storia costruita attraverso relazioni, incontri, letture e conversazioni.
La crisi della cultura del libro
La chiusura della Libreria Paoline invita a riflettere su una trasformazione che attraversa la società contemporanea: il progressivo indebolimento della cultura del libro e delle abitudini di lettura.
Non si tratta semplicemente della concorrenza esercitata dal commercio elettronico o della diffusione dei dispositivi digitali. Il cambiamento è più profondo e riguarda il rapporto con il tempo, la conoscenza e la capacità di approfondimento.
Viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni, immagini e messaggi. Leggiamo molto, forse più che in passato, ma spesso in maniera frammentata, veloce, discontinua. La lettura di un libro richiede invece concentrazione, pazienza, disponibilità a seguire un ragionamento e a confrontarsi con idee che non sempre coincidono con le nostre.
Il rischio è quello di confondere l’accesso immediato alle informazioni con la formazione di una vera cultura.
In questo scenario, le librerie indipendenti e quelle specializzate affrontano difficoltà particolari. La loro funzione non si esaurisce nella vendita, ma comprende la selezione delle proposte editoriali, l’orientamento dei lettori e la promozione di una relazione personale con il libro.
La vicenda catanzarese si colloca in questo contesto generale, anche se le ragioni specifiche della cessazione dell’attività non sono state indicate nell’annuncio.
Non soltanto libri, ma relazioni
Una libreria non è mai soltanto un luogo nel quale si acquistano libri. Lo è ancora meno quando la sua identità è legata alla diffusione della cultura religiosa, alla formazione delle coscienze e al dialogo tra il Vangelo e le domande dell’uomo contemporaneo.
Per molti lettori, una libreria cattolica rappresenta un punto di riferimento nel quale cercare un testo di spiritualità, approfondire un tema teologico, scegliere un libro per accompagnare un percorso educativo o semplicemente incontrare qualcuno disposto a suggerire una lettura.
Le librerie Paoline appartengono a una tradizione ecclesiale che ha riconosciuto nella comunicazione e nell’editoria strumenti preziosi di evangelizzazione. Un’intuizione che trova le proprie radici nel carisma del beato Giacomo Alberione e che, nel tempo, ha contribuito a rendere accessibile il patrimonio della cultura cristiana a generazioni di lettori.
Per questo la chiusura di una libreria come quella di via Arcivescovado suscita una riflessione che va oltre la vicenda di una singola attività.
Il centro storico perde un luogo di cultura
La notizia si inserisce in una questione più ampia, che riguarda il futuro dei centri storici e la progressiva fragilità delle attività culturali di prossimità.
Quando una libreria chiude, non scompare soltanto una vetrina. Si riducono le occasioni di incontro, si perde un luogo nel quale sostare, curiosare, confrontarsi e lasciarsi sorprendere da un libro che forse non si sarebbe mai cercato.
È una trasformazione che interroga anche Catanzaro, il suo centro storico e la capacità della città di conservare spazi nei quali la cultura possa continuare a essere un’esperienza quotidiana, accessibile e condivisa.
Resta una domanda: quanto siamo ancora disposti a sostenere concretamente i luoghi che riconosciamo importanti per la vita delle nostre comunità?
Una domanda anche per la Chiesa
La chiusura della Libreria Paoline interpella inevitabilmente anche il mondo ecclesiale.
La Chiesa ha sempre riconosciuto nella cultura una dimensione essenziale della propria missione. Evangelizzare non significa soltanto trasmettere contenuti religiosi, ma anche alimentare il pensiero, educare al discernimento, promuovere il confronto e accompagnare le grandi domande dell’esistenza.
Una libreria cattolica può essere uno dei luoghi nei quali questa missione diventa concreta, raggiungendo anche persone lontane dalla pratica religiosa, ma interessate alla ricerca spirituale, alla riflessione etica e al significato della vita.
In un tempo nel quale la comunicazione è sempre più veloce, frammentata e dominata dagli schermi, il libro continua a offrire qualcosa di insostituibile: il tempo della riflessione, la possibilità di approfondire, la libertà di interrogarsi senza dover necessariamente trovare una risposta immediata.
La questione, dunque, non riguarda soltanto il destino delle librerie religiose, ma il posto che la cultura occupa realmente nelle nostre comunità cristiane.
Quanto investiamo nella formazione degli adulti? Quanto spazio riserviamo alla lettura nelle parrocchie, nei gruppi ecclesiali, nei percorsi di catechesi? E quanto siamo capaci di valorizzare il patrimonio dell’editoria cattolica, spesso ricco di proposte che faticano a raggiungere i loro potenziali lettori?
La gratitudine e la responsabilità
Nel messaggio con cui viene annunciata la chiusura, colpisce soprattutto il tono della riconoscenza: «Voglio ringraziarvi uno a uno per il supporto, la fedeltà e l’affetto che mi avete dimostrato in questi anni».
È forse questa la testimonianza più significativa di quanto una libreria possa diventare una comunità di persone, prima ancora che un’attività economica.
A chi ha custodito questo spazio culturale a Catanzaro va la gratitudine per il servizio svolto, per i libri consigliati, per le relazioni coltivate e per le occasioni di crescita offerte alla città.
Ma la riconoscenza, da sola, non basta.
La chiusura della Libreria Paoline dovrebbe diventare anche un’occasione per interrogarsi sul futuro della presenza culturale cattolica nel territorio, immaginando nuove forme di promozione della lettura, collaborazione tra parrocchie, scuole, associazioni e realtà editoriali.
Perché una comunità che rinuncia ai luoghi del pensiero e del confronto rischia, lentamente, di impoverire anche la qualità della propria vita spirituale.
Il 30 novembre si abbasserà definitivamente la saracinesca della libreria di via Arcivescovado. Resteranno i ricordi, i libri entrati nelle case e le relazioni nate tra quegli scaffali.