“Dal Giubileo a Roma al cuore del web: la mia esperienza da missionaria digitale”

Partecipare al Giubileo dei missionari digitali e degli influencer cattolici, svoltosi a Roma il 28 e 29 luglio 2025, è stato un dono che ha cambiato profondamente il mio sguardo sul digitale e sulla fede. Tutto è cominciato grazie al progetto Shine to Share, che mi ha permesso di essere parte di questa avventura insieme ad altri giovani desiderosi di comunicare speranza e autenticità nel mondo online.

In compagnia degli altri ragazzi di Shine to Share, abbiamo raggiunto la sede della LUMSA, dove siamo stati accolti da don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile. Con parole semplici ma incisive ci ha ricordato l’importanza della comunicazione e la responsabilità di “parlare al mondo” con verità e passione.

Da lì ci siamo spostati all’Auditorium della Conciliazione, dove si è aperta la sessione ufficiale del Giubileo. Ad accoglierci c’erano figure di rilievo come il cardinale Pietro Parolin, mons. Rino Fisichella, mons. Lucio Ruiz, Paolo Ruffini, padre David McCallum e padre Antonio Spadaro. Ognuno, da prospettive diverse, ci ha aiutato a capire che la missione digitale non è un passatempo o una vetrina, ma un vero campo di evangelizzazione: un luogo dove la fede può incontrare volti reali, storie e domande. Ascoltarli è stato come ricevere una bussola per orientarci in un mare immenso e complesso come quello della comunicazione online.

La sera, nella Basilica di San Pietro, abbiamo vissuto un’Ora Santa e una Liturgia Penitenziale di grande intensità spirituale: pregare insieme, davanti al Santissimo, ha dato senso a ogni parola e a ogni condivisione fatta durante la giornata.

Il giorno seguente è arrivato il momento più memorabile: il pellegrinaggio verso la Porta Santa, la Messa presieduta dal card. Tagle, e infine l’improvvisa apparizione del Papa alla fine della celebrazione. In Basilica è calato un silenzio commosso: i nostri smartphone tremavano, ma ancora più forte battevano i cuori. Il Papa ci ha incoraggiati a nutrire di speranza le reti sociali, a non inseguire numeri o visibilità, ma a restare autentici, capaci di costruire relazioni vere. Quelle parole hanno avuto il peso di un mandato, più che di un semplice discorso.

Il pomeriggio, con l’incontro Together for Hope animato dalla Comunità di Taizé, abbiamo vissuto un momento ecumenico straordinario: lì è nato l’hashtag #TurnUpPeace, simbolo che anche il digitale può diventare uno spazio di unità e di pace. Nei Giardini Vaticani abbiamo poi affidato la nostra missione a Maria, “l’influencer di Dio”, e infine ci siamo ritrovati a festeggiare al Festival degli Influencer in piazza Risorgimento, tra musica, testimonianze e sorrisi.

Tornare a casa dopo questa esperienza è stato come tornare da un pellegrinaggio interiore. Ho visto giovani che condividono la fede sui social, ho ascoltato storie che accendono speranza, ho respirato una Chiesa capace di camminare anche nei linguaggi del nostro tempo. Ma il momento che resterà per sempre nel cuore sarà quello sguardo del Papa, quando ci ha chiamati ad essere portatori di speranza.

Quella parola non è rimasta sospesa in Basilica: è diventata un fuoco dentro di me. Grazie a Shine to Share, so che non sono sola: siamo una comunità che illumina la rete. E da oggi il mio impegno è chiaro: non limitarmi a raccontare la speranza, ma diventare speranza, abitare il digitale non per apparire, ma per amare senza filtri e senza maschere.