Nel cuore della Casa Circondariale di Catanzaro, all’interno della sezione di media sicurezza, è stato pensato e organizzato un evento dal forte valore simbolico ed educativo, che si è tenuto nel mese di luglio, promosso dal laboratorio di scrittura e letteratura creativa, gestito dalla volontaria Ilaria Badolato, con il supporto di suor Nicoletta Vessoni.
Un appuntamento che si è posto l’obiettivo di aiutare i detenuti a scoprire, approfondire e interrogarsi sui temi che l’Anno Giubilare della Speranza ci consegna, attraverso un metodo innovativo e coinvolgente: il World Café.
Tre parole per un cammino: sogni, ponti, speranza
Nel corso dei mesi, i detenuti hanno intrapreso un cammino di riflessione e scrittura intorno a tre parole centrali: sogni, ponti, speranza. Tre temi fondamentali, affrontati con coraggio, delicatezza e profonda autenticità. Temi che sono stati al centro dell’incontro conclusivo di questa prima fase del percorso giubilare, con l’obiettivo chiaro di far emergere, anche da dentro il carcere, voci di speranza.
Perché anche in carcere si può parlare di speranza. Anzi, è proprio qui che essa diventa più necessaria, più urgente, per non lasciarsi spegnere dal peso del tempo, per ritrovare il senso del perdono, per tornare ad amarsi, a credere in sé stessi.
La forza dei sogni attraverso il life painting
A dare avvio all’evento è stato don Luca Gigliotti, parroco nella Chiesa Santa Maria Cattolica in Cortale e rettore del santuario di Santa Chiara a Lamezia Terme. Con il supporto di una performance artistica in tempo reale, quella del life painting, don Luca ha guidato i partecipanti in un momento intenso di introspezione e ascolto, prendendo spunto dalla figura di Giuseppe, “il sognatore”, per invitare i presenti a riscoprire il valore e la forza del proprio sogno.
Davanti a una tela bianca, le prime pennellate sono state nere: simbolo del passato, delle colpe, delle paure. Ma, accompagnati dalla musica e da parole di speranza, i detenuti sono stati invitati a scrivere il proprio sogno più grande su un tassello, da incollare su quella stessa tela.
Una tela che, da buia, è diventata opera di luce, segno concreto di rinascita. Perché, come ha ricordato don Luca: “Il mio sogno più il tuo fanno parte di un progetto più grande: noi insieme siamo il sogno di Dio”.
Il metodo del World Café per dare voce alla speranza
Dopo questo primo momento profondo, si è entrati nel cuore dell’esperienza con la metodologia del World Café. I partecipanti, divisi in tre gruppi, hanno ruotato attorno a tavoli dedicati ai temi di sogni, ponti e speranza. Su ciascuna tovaglia di carta erano scritte domande stimolo, a cui ogni detenuto ha risposto in forma personale, condividendo poi le proprie riflessioni con gli altri.
Un’esperienza di dialogo autentico, che ha generato parole vere, dense, che saranno raccolte in un documento conclusivo: “Voci di Speranza dal Cuore del Carcere”, un testo corale che racchiuderà sogni, legami e desideri di futuro.
Un seme di rinascita che cresce nel silenzio
Dalla sintesi delle riflessioni emerse, nascerà, si auspica, un segno concreto, visibile, di come anche in carcere l’Anno Giubilare possa diventare occasione reale di rinascita e riconnessione. Ma su questo segno, si conserva per ora il mistero: perché ogni trasformazione profonda ha bisogno del suo tempo, della sua discrezione, della sua grazia.
All’evento ha preso parte anche don Antonio Scicchitano, cappellano della Casa Circondariale, una presenza preziosa, familiare, capace di accendere calore in un contesto dove il rischio dell’isolamento interiore è costante.
Una luce dove spesso regna il silenzio
“Voci di Speranza dal Cuore del Carcere” vuole essere proprio questo: una luce accesa dove spesso regna il silenzio, una parola vera dove spesso si tace, un gesto di ascolto dove spesso si dimentica.
In un mondo che corre veloce, fermarsi ad ascoltare chi è ai margini è già un atto di giustizia, di coraggio, di umanità. E in questo carcere, grazie alla scrittura, al dialogo, e alla fede in qualcosa di più grande, la speranza non è rimasta un’idea astratta. Ha preso voce, ha incontrato volti, ha ridato luce al futuro.