Da tre anni, nella parrocchia del SS.mo Salvatore di Catanzaro, il progetto “Lingua e Incontro” accompagna giovani migranti in un percorso di apprendimento, integrazione e amicizia. Una rete di volontariato che trasforma la solidarietà in gesti quotidiani.
Quando imparare una lingua significa sentirsi a casa
Ci sono parole che aiutano a comunicare e altre che, lentamente, permettono di sentirsi parte di una comunità. Per chi arriva da lontano, dopo aver lasciato la propria terra e gli affetti più cari, imparare l’italiano non rappresenta soltanto una necessità pratica. È il primo passo per costruire relazioni, acquistare fiducia e immaginare un futuro possibile.
Nasce da questa consapevolezza il progetto “Lingua e Incontro”, promosso da tre anni dalla Caritas parrocchiale del Santissimo Salvatore di Catanzaro, guidata da don Vincenzo Zoccoli. Un’esperienza che ha saputo trasformare l’insegnamento della lingua italiana in un’occasione di accoglienza, accompagnamento e crescita reciproca.
Protagonisti sono i giovani ospiti della casa d’accoglienza San Martino, nell’ambito del SAI di Tiriolo, gestita dalla Fondazione Città Solidale. Ogni settimana incontrano un gruppo di volontarie che, attraverso lo studio e la condivisione, cerca di offrire loro qualcosa che va oltre l’apprendimento: la possibilità di sentirsi ascoltati, riconosciuti e accompagnati.
Una comunità che si prende cura
A ideare il progetto è stata suor M. Christine, delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, che ne coordina le attività insieme alle volontarie Rossella Mulè, Pamela Balduani, Maria Mazza, Melina Imbesi, Anna Susanna e Daniela Manfredi.
Il loro impegno si sviluppa attraverso incontri settimanali nei quali l’apprendimento dell’italiano si intreccia con la socializzazione e l’attenzione alle esigenze personali dei ragazzi. Non si tratta semplicemente di trasmettere conoscenze, ma di costruire un ambiente nel quale ciascuno possa sentirsi accolto, valorizzato e incoraggiato a proseguire il proprio cammino.
Dietro ogni giovane c’è una storia, spesso segnata dalla separazione dalla famiglia, dalle difficoltà della migrazione e dall’incertezza del futuro. Storie che chiedono rispetto e delicatezza, prima ancora che risposte materiali.
È proprio questa dimensione relazionale a caratterizzare l’iniziativa della Caritas: riconoscere che l’integrazione non si realizza soltanto attraverso servizi e strumenti, ma soprattutto grazie alla qualità degli incontri e alla disponibilità delle persone.
Dall’italiano all’informatica: una rete di solidarietà
Nel tempo, il progetto ha saputo coinvolgere altre realtà del territorio, dando vita a una collaborazione con l’associazione New Help del CSV Calabria Centro.
Grazie a questa sinergia, i giovani hanno potuto partecipare a un corso di informatica di base, utilizzando una sala attrezzata con computer. Un’opportunità importante per acquisire competenze digitali, oggi indispensabili nello studio, nella comunicazione e nei percorsi di autonomia personale.
La collaborazione si è concretizzata anche nella donazione natalizia di un computer, completo di stampante e materiale necessario, destinato alla casa d’accoglienza. Un gesto che permette ai ragazzi di esercitarsi anche al di fuori delle lezioni, consolidando le competenze acquisite.
È un esempio concreto di come la collaborazione tra parrocchia, associazioni e strutture di accoglienza possa moltiplicare le opportunità educative, soprattutto per chi si trova ad affrontare situazioni di fragilità o povertà educativa.
Il valore di una merenda condivisa
Tra i momenti più attesi degli incontri c’è anche quello della merenda, al termine delle attività di studio. Alcune parrocchiane preparano torte da condividere con i ragazzi, contribuendo a creare un clima familiare e sereno.
Potrebbe sembrare un dettaglio secondario. In realtà, racconta molto dello spirito dell’iniziativa. Una torta preparata in casa, il tempo trascorso insieme, la semplicità di una conversazione diventano espressioni di una comunità che non si limita a organizzare attività, ma desidera stabilire legami.
L’accoglienza, del resto, si misura anche attraverso questi piccoli gesti. Non sempre occorrono grandi progetti per far sentire qualcuno meno solo. A volte bastano una presenza fedele, un sorriso e la disponibilità a condividere qualcosa della propria vita.
La solidarietà che costruisce il futuro
L’esperienza di “Lingua e Incontro” richiama una dimensione essenziale della testimonianza cristiana: la cura dell’altro come responsabilità condivisa.
In un tempo nel quale il fenomeno migratorio viene spesso affrontato prevalentemente attraverso numeri, emergenze e contrapposizioni, il progetto della Caritas del Santissimo Salvatore restituisce centralità alle persone. Ricorda che ogni giovane porta con sé desideri, capacità e speranze che meritano di essere custoditi.
L’obiettivo delle volontarie è proprio quello di impedire che le difficoltà incontrate lungo il cammino spengano i sogni che hanno accompagnato questi ragazzi nella scelta, spesso dolorosa, di lasciare il proprio Paese.
L’iniziativa si colloca così nell’orizzonte di quella cultura dell’incontro e dell’amicizia sociale che invita a superare l’indifferenza e a riconoscere nell’altro non uno straniero da tollerare, ma una persona con la quale costruire un tratto di strada.
Il ringraziamento agli operatori della casa d’accoglienza, costantemente presenti nell’accompagnamento dei giovani, si unisce alla gratitudine verso quanti rendono possibile questa esperienza. Ma sono soprattutto i ragazzi, con le loro storie e la loro partecipazione, a ricordare che la solidarietà non è mai un percorso a senso unico.
Perché nell’incontro non cresce soltanto chi viene accolto. Cresce anche chi accoglie. E una comunità diventa più umana proprio quando scopre che prendersi cura degli altri significa, in fondo, costruire insieme il proprio futuro.