Ci sono luoghi nei quali la fede di generazioni ha lasciato una traccia così profonda da renderli casa per chiunque vi arrivi con una preghiera, una sofferenza o semplicemente con il desiderio di fermarsi. Il Santuario della Madonna di Porto in Gimigliano (CZ) è uno di questi luoghi. Ma perché un Santuario continui ogni giorno ad accogliere, accompagnare e custodire i pellegrini, accanto alla responsabilità del Consiglio di amministrazione è indispensabile il servizio concreto di tanti volontari.
È a loro, agli Amici del Santuario, che l’Arcivescovo Claudio Maniago ha rivolto parole di gratitudine durante la Santa Messa celebrata nell’ambito della Visita pastorale. Uomini e donne che, con discrezione e disponibilità, rappresentano di fatto il braccio operativo del Consiglio di amministrazione, traducendo nella quotidianità le scelte e le necessità legate alla vita del Santuario.
Accoglienza dei pellegrini, attenzione agli ambienti, collaborazione durante le celebrazioni e disponibilità nelle tante esigenze ordinarie e straordinarie: un servizio spesso silenzioso, che diventa parte integrante della missione di Porto.
«Con la vostra fede, con la vostra devozione e anche con il vostro impegno», ha sottolineato Mons. Maniago, «contribuite a rendere vivo questo luogo».
Un luogo pensato da Dio
Mons. Maniago è partito proprio dal significato del Santuario. Non soltanto un edificio da conservare o un luogo legato alla memoria e alla tradizione, ma uno spazio nel quale tante persone continuano a portare ciò che hanno di più intimo.
Qui, ha sottolineato l’Arcivescovo, il Signore sembra quasi aver «aperto il cielo», mettendosi in ascolto dei desideri, delle preghiere e dei dolori che ciascuno porta nel cuore.
Con l’intercessione di Maria, il pellegrino può fare ancora una volta l’esperienza di sentirsi accolto. Per questo Porto è chiamato a rimanere ciò per cui è stato pensato: un luogo nel quale trovare ristoro nelle fatiche, ma anche uno spazio nel quale portare la gioia e rendere grazie per quanto di bello attraversa la vita.
È dentro questa missione che acquista pienamente senso anche il servizio dei volontari. Non semplicemente mansioni da svolgere, ma una forma concreta di custodia. Il loro impegno rende possibile quella dimensione di accoglienza che permette al pellegrino di sentirsi atteso e accompagnato.
Maria conduce sempre a Gesù
Al centro dell’omelia, però, Mons. Maniago ha posto con chiarezza l’Eucaristia, definita il «cuore pulsante» anche della vita di un santuario mariano.
La devozione alla Madonna, infatti, non può fermarsi a Maria. Nell’immagine venerata a Porto ella appare con tutta la tenerezza della Madre, ma proprio come madre compie la sua missione più autentica: consegnare Cristo.
«Lei ci dona Gesù, ci indica Gesù, ci porta a Gesù», ha ricordato l’Arcivescovo.
Una frase che racchiude anche il significato della pietà popolare quando viene vissuta nella sua profondità evangelica. Maria non trattiene a sé. Accompagna all’incontro con suo Figlio e invita a rinnovare la fede.
Da qui anche l’attenzione alla celebrazione eucaristica. In un santuario, ha spiegato Mons. Maniago, la liturgia deve essere vissuta con particolare cura: «Qui chi governa la casa è direttamente Maria», e la Madre desidera che tutto sia disposto attorno alla mensa del Figlio, che spezza il pane per il suo popolo.
Porto deve essere, dunque, luogo di preghiera, di silenzio e di accoglienza, perché sia soprattutto la Parola di Gesù a risuonare e a raggiungere il cuore.
Servire senza cercare il primo posto
Dalla bellezza del Santuario l’omelia si è poi spostata alla concretezza delle relazioni umane. Il Vangelo del giorno presenta i discepoli impegnati a discutere su chi fosse il più grande tra loro.
Una scena antica e, nello stesso tempo, sorprendentemente attuale.
Mons. Maniago non ha evitato di applicarla alla vita delle comunità: anche nei gruppi ecclesiali può insinuarsi la tentazione di difendere il proprio posto, di sentirsi indispensabili, di cercare visibilità o di temere di essere messi in secondo piano.
Proprio per questo il servizio dei volontari trova nel Vangelo il suo criterio più profondo: servire senza occupare la scena, collaborare senza rivendicare primati, mettere il proprio tempo e le proprie capacità a disposizione di una realtà che appartiene a tutti.
Gesù risponde ai discepoli mettendo un bambino accanto a sé. Non propone l’infantilismo, ha precisato l’Arcivescovo, ma la fiducia. Il bambino sa affidarsi. Allo stesso modo il cristiano è chiamato a riconoscere che davanti a Dio siamo tutti figli e che nessuno può considerarsi più importante degli altri.
La lezione di Giobbe: fidarsi anche quando non comprendiamo
La prima lettura, con l’inizio del libro di Giobbe, ha permesso all’Arcivescovo di approfondire ulteriormente il tema dell’affidamento.
Giobbe conosce improvvisamente la sofferenza dopo una vita serena. Intorno a lui c’è chi cerca spiegazioni facili. Lui, invece, attraversa il dolore senza rinunciare alla sua ricerca di Dio.
La grande domanda diventa allora quella che accompagna ogni uomo quando la vita prende una direzione incomprensibile: come continuare a credere quando non riusciamo più a capire?
La risposta del libro biblico non cancella il mistero della sofferenza, ma riporta l’uomo alla sua condizione di creatura. Dio conosce ciò che noi non conosciamo, vede ciò che noi non vediamo e conosce il cuore umano più profondamente di quanto ciascuno riesca a conoscere se stesso.
Per questo Mons. Maniago è tornato all’immagine evangelica del bambino: fidarsi di Dio non significa rinunciare alle domande, ma riconoscere che la nostra vita rimane nelle mani di Qualcuno che la conosce interamente.
Custodire Porto custodendo la fede
La celebrazione con gli Amici del Santuario ha assunto così anche il valore di un riconoscimento verso quanti, in stretta collaborazione con il Consiglio di amministrazione, rendono possibile la vita quotidiana di Porto.
Custodire il Santuario non significa soltanto occuparsi degli spazi o garantire i servizi necessari. Significa custodirne l’anima: fare in modo che chi arriva possa trovare silenzio; che chi soffre possa sentirsi accolto; che chi porta una gioia possa ringraziare; che ogni pellegrino possa incontrare Maria e lasciarsi da lei condurre verso Cristo.
È questa, in fondo, la consegna affidata dall’Arcivescovo agli Amici del Santuario: continuare a far vivere Porto con la fede, la devozione e il servizio, nella consapevolezza che anche il gesto più semplice può contribuire a rendere questa valle una casa aperta per tutti.
Una casa nella quale, come ha ricordato Mons. Maniago, sembra davvero che Dio abbia «aperto il cielo».