La scuola come luogo di relazioni, di domande e di libertà. È il messaggio consegnato dall’Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, mons. Claudio Maniago, agli studenti e ai docenti riuniti, nella mattinata del 7 ottobre, nell’Aula Magna del Pontificio Seminario Regionale “San Pio X” di Catanzaro per l’inaugurazione del nuovo anno scolastico.
L’iniziativa, promossa dalla Pastorale Scolastica e dall’Ufficio per l’Insegnamento della Religione Cattolica dell’Arcidiocesi, ha avuto come filo conduttore il tema “Disegnare nuove mappe di speranza”. Un’espressione che è diventata soprattutto un invito rivolto ai giovani: non subire il futuro, ma imparare a costruirlo insieme.
La scuola è relazione
Mons. Maniago ha voluto anzitutto ringraziare studenti, insegnanti e dirigenti per la loro presenza. Proprio lo stare insieme, ha ricordato, costituisce uno degli elementi essenziali dell’esperienza scolastica.
La scuola non può ridursi alla semplice trasmissione di contenuti. È un luogo nel quale si cresce attraverso l’incontro, il confronto e perfino attraverso le difficoltà che inevitabilmente nascono nelle relazioni. «La scuola si fa in presenza, in un gruppo, nelle relazioni», ha sottolineato l’Arcivescovo, indicando nello stare con gli altri una vera palestra di umanità.
Il coraggio di fare domande
A guidare la riflessione è stata anche la pagina evangelica di Gesù dodicenne ritrovato da Maria e Giuseppe nel Tempio, seduto in mezzo ai maestri mentre li ascoltava e li interrogava.
Mons. Maniago ha richiamato l’attenzione proprio su questo particolare: Gesù non si presenta come colui che deve dimostrare di sapere già tutto, ma ascolta e pone domande. È la curiosità di chi desidera comprendere.
Da qui l’invito ai ragazzi a non vivere lo studio come un semplice accumulo di nozioni. Imparare significa anche saper porre le domande giuste, interrogare ciò che accade, confrontarsi con gli insegnanti e non accontentarsi delle risposte più facili.
È una sfida che riguarda la scuola, ma anche la vita: conservare la capacità di stupirsi e continuare a cercare.
Gesù, un amico vero
Parlando ai giovani, l’Arcivescovo ha poi presentato la figura di Gesù liberandola da immagini troppo distanti dalla concretezza della vita.
«Gesù non è sdolcinato, non è una favoletta né un supereroe dei fumetti», ha ricordato. È il Dio che si è fatto uomo, che ha attraversato le stagioni dell’esistenza umana, conoscendone sentimenti, domande, gioie e sofferenze.
Per questo può essere riconosciuto come un amico al quale affidare anche ciò che si fatica a raccontare agli altri. La preghiera, allora, non è un insieme di parole pronunciate nel vuoto, ma l’esperienza di una relazione con Qualcuno che ascolta.
Non diventare schiavi degli schermi
Uno dei passaggi più attuali dell’incontro ha riguardato il rapporto con smartphone, social network e nuove tecnologie.
Mons. Maniago non ne ha negato le opportunità, ma ha invitato i ragazzi a vigilare sul rischio di una dipendenza che, quasi senza accorgersene, può condizionare il modo di pensare e di guardare la realtà.
Dietro uno schermo si può facilmente avere l’impressione che tutto ruoti attorno a noi. Algoritmi, informazioni continue e immagini costruite possono inoltre restringere lo sguardo anziché allargarlo.
Per questo la vera sfida educativa resta quella della libertà: usare gli strumenti senza lasciarsi usare dagli strumenti.
«Per saper usare il telefonino e non farci usare da esso occorre che il cervello funzioni», ha ricordato l’Arcivescovo, invitando gli studenti a sviluppare pensiero critico e capacità di discernimento.
Protagonisti, non spettatori
“Disegnare nuove mappe di speranza” significa allora imparare a orientarsi in un tempo complesso senza rinunciare alle domande, alle relazioni e alla propria libertà.
È questo l’augurio consegnato da Mons. Maniago al mondo della scuola diocesana: vivere l’anno appena iniziato non da spettatori, ma da protagonisti.
Perché una scuola capace di educare al pensiero, all’incontro e alla ricerca della verità può diventare davvero un laboratorio di speranza. E aiutare i giovani non soltanto a prepararsi al futuro, ma a cominciare, già oggi, a costruirlo.