Con il patrocinio del Dipartimento di Eccellenza e dell’Università Magna Græcia di Catanzaro, la Pastorale Universitaria dell’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace guidata da don Roberto Corapi punta sull’educazione delle coscienze e sul valore dei giovani.
Si terrà lunedì 26 ottobre, dalle ore 15.00 alle 18.00, presso l’Aula “Falcone-Borsellino” del DiGES, l’incontro dal titolo “Non chiamatelo amore”, promosso dalla Pastorale Universitaria guidata da don Roberto Corapi, con la fattiva collaborazione di “Verità Criminale” del dott. Damiano Carchedi , criminologo.
L’iniziativa, infatti, gode del patrocinio del Dipartimento di Eccellenza e dell’intera Università Magna Græcia, a conferma dell’attenzione dell’Ateneo verso un tema di grande rilevanza sociale e culturale.
I saluti istituzionali
Ad aprire i lavori saranno:
Magnifico Rettore, prof. Giovanni Cuda
Direttrice di Dipartimento, prof.ssa Aquila Villella
Direttore della Pastorale Universitaria, don Roberto Corapi
Gli interventi
Al confronto prenderanno parte:
prof.ssa Annarita Trotta
prof. Alberto Scerbo
prof.ssa Sabrina Garofalo
prof.ssa Valeria Saladino
prof. Vincenzo Tigano
avv. Arturo Bova, penalista
dott. Damiano Carchedi , criminologo
dott.ssa Catia Acquesta, presidente di “Alleati con te”, giornalista e scrittrice a Roma
dott.ssa Isolina Mantelli, presidente del Centro Calabrese di Solidarietà
dott.ssa Elisabeth Rosanò, con una testimonianza
A moderare sarà la dott.ssa Donatella Soluri, giornalista.
L’incontro nasce dalla volontà di mettere al centro la persona, la dignità, il rispetto e la responsabilità, attraverso un dialogo aperto con gli studenti.
Don Roberto Corapi, nel suo ruolo di Cappellano dell’Ateneo, punta in modo particolare sui giovani e sul loro valore. La sua azione pastorale parte dalla convinzione che l’Università debba essere non soltanto luogo di formazione professionale e accademica, ma anche luogo di crescita umana e di educazione delle coscienze.
Educare a riconoscere il bene e a rifiutare il male in tutte le sue forme significa, infatti, fornire ai giovani gli strumenti per comprendere la differenza tra amore e possesso, libertà e controllo, rispetto e violenza.
È proprio attraverso una nuova consapevolezza, dunque, che si può costruire una società capace di prevenire la violenza e di non rimanere indifferente davanti ai segnali di abuso.
“Non chiamatelo amore” diventa così un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni: ascoltare, credere, intervenire.
Un percorso nel quale la Pastorale Universitaria, insieme all’Ateneo e alle realtà coinvolte, sceglie dunque di investire sui giovani, sulla loro sensibilità e sulla loro capacità di diventare protagonisti di una società più giusta e rispettosa.
Agli studenti partecipanti del DiGES, infine, sarà riconosciuto 0,5 CFU.