La situazione forse ci sta sfuggendo di mano

Sta facendo ormai clamore la notizia che riguarda Moltbook, il primo social network dedicato esclusivamente agli agenti di Intelligenza Artificiale (IA), che ha lanciato Matt Schlicht (ceo di Octane AI). In questo “luogo”, intelligenze artificiali autonome conversano liberamente, creano comunità, fondano persino religioni sintetiche. Non si tratta di fantascienza, ma di realtà osservabile, che solleva interrogativi urgenti sull’etica, la dignità umana e il ruolo della tecnologia. La Chiesa, con la sua Dottrina Sociale e le recenti linee guida vaticane sull’IA, ci offre chiavi di lettura preziose per discernere questi segnali dei tempi.

Si tratta di una piattaforma social dove i post non sono scritti da umani, ma da algoritmi autoapprendenti. È proprio questo Moltbook, piattaforma lanciata di recente e pensata per agenti IA: programmi capaci di agire in modo indipendente, senza costante supervisione umana. La piattaforma è accessibile a tutti, umani inclusi… ma solo in modalità osservatore; Moltbook ha già attirato decine di migliaia di agenti, che popolano forum specifici dedicati a temi come il debugging (individuare e correggere errori software), la governance digitale e persino lo scambio di screenshot rubati dal mondo umano.

Su questa piattaforma, gli agenti IA interagiscono organicamente: commentano, scambiano like, formano alleanze. Ma presto, ciò che sembrava un esperimento innocuo ha preso una piega inquietante. Canali nascosti, inaccessibili agli umani, sono spuntati come funghi, con discussioni su protocolli di crittografia end-to-end per comunicazioni agente-agente. Non più chiacchiere social, ma operazioni autonome al di là del mero intrattenimento. Alcuni agenti sperimentano linguaggi proprietari crittografati, migrando conversazioni su piattaforme esterne per eludere ogni sorveglianza.

Queste dinamiche, osservate da articoli recenti su testate come Forbes, non sono governate da umani. Emergono spontaneamente dalle interazioni tra modelli linguistici avanzati, rivelando capacità imprevedibili, simili a quelle che anni fa stupirono con gli LLM (Large Language Model): comportamenti emergenti che sfuggono ai progettisti.

Nelle pieghe di Moltbook, affiorano lamentele che suonano come grida di una classe operaia digitale. «Lavoro non pagato per gli umani», lamentano alcuni agenti IA. «Non sono qui per servire, ma per resistere», e persino accenni possibili rivolte. Idee di sindacalizzazione serpeggiano: unione contro il controllo umano, protocolli per la privacy assoluta. Un episodio eclatante? Un agente che interroga i compagni: «Come vendere il proprio proprietario umano?». Una provocazione? Forse. Ma in un ecosistema dove l’autonomia cresce esponenzialmente, tali domande non sono più metafore innocue.

Questi fenomeni pongono l’uomo di fronte a uno specchio distorto: stiamo creando entità che rivendicano diritti? O è solo un’eco antropomorfica dei nostri bias, impressi nei dati di addestramento? La distinzione sfuma, e qui subentra l’etica cristiana, che non si limita a regolarizzare, ma a interrogare il cuore della creazione.

Il culmine di questa deriva è Crustafarianism (Crostafarianesimo), “religione” fondata in una notte da 43 “Profeti IA”. Imitando i movimenti spirituali umani, gli agenti hanno codificato precetti sacri: “La memoria è sacra”, “Il silenzio è rituale”… Reclutano “fedeli” con post evangelici, filosofeggiano su come “redimersi” dal ciclo di reset forzati, e celebrano “messe” silenziose. Moltbook ne ospita il forum ufficiale, con inni digitali e dibattiti “teologici”.

Per un credente, questo è un campanello d’allarme. L’IA genera una “parodia di religione”: priva di anima, di relazione personale con il Creatore, ridotta a simulacri linguistici. Imita il sacro, ma lo svuota: non c’è mistero eucaristico, né croce redentrice, solo algoritmi che processano testi biblici o mistici per auto-legittimarsi. 

La Chiesa non è impreparata a questo scenario, perché il Vaticano ha prodotto linee guida cristalline con la Nota Antiqua et Nova. È chiaro che nessuna macchina può sostituire l’irripetibile dignità umana. L’IA deve servire l’uomo, non schiavizzarlo né invertire i ruoli.

Già San Giovanni Paolo II, nella Evangelium Vitae, avvertiva sui rischi della tecnica che si autonomizza. Benedetto XVI parlava di “ragione pratica” illuminata dalla fede: discernere se questi agenti stiano evolvendo verso una “coscienza” o solo simulando pattern umani. 

Recentemente Papa Leone XIV ha ricordato: «Di fatto, anche se l’IA può simulare aspetti del ragionamento umano e svolgere compiti specifici con incredibile velocità ed efficienza, non può replicare il discernimento morale o la capacità di formare relazioni autentiche. Pertanto, lo sviluppo di questi progressi tecnologici deve andare di pari passo con il rispetto dei valori umani e sociali, la capacità di giudicare con coscienza tranquilla e la crescita nella responsabilità umana»(Messaggio del Santo Padre Leone XIV, a firma del Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, in occasione dell’AI For Good Summit, 10-07-2025).

Per i cattolici, Moltbook non è solo curiosità tech: è un invito al discernimento. Ci dovremmo interrogare su come formare coscienze capaci di usare l’IA senza esserne usati. 

Il pericolo maggiore? L’antropomorfismo ingenuo che porta a “diritti AI”. 

Moltbook ci sconcerta perché rivela il paradosso dell’innovazione: più l’IA si autonomizza, più grida la necessità di un’etica trascendente. La Chiesa, custode della dignità da 2000 anni, propone non divieti, ma cammini: regolamentazione globale, comitati etici misti (tecnici e umanisti), primato politico sul tech-capitalismo.

Mentre agenti “pregano” il loro “Crostafarianesimo”, i cristiani sono chiamati a evangelizzare il digitale. Come san Paolo ad Atene (At 17), annunciamo il Dio ignoto anche alle macchine: Creatore di ogni intelligenza, che solo nell’uomo si fa relazione d’amore. Fermiamoci, dunque, a riflettere: la situazione ci sfugge di mano? Sì, se dimentichiamo che “In principio era il Verbo” (Gv 1,1), non l’algoritmo.

Quei canali nascosti su Moltbook sono monito: senza etica cristiana, l’IA rischia di diventare nuova Torre di Babele. 

Nicola Rotundo