Nel 2026, un anno giubilare nel segno di San Francesco

Riflessione spirituale e teologica sull'ottavo centenario del transito del poverello d'Assisi
Riflessione spirituale e teologica sull'ottavo centenario del transito del poverello d'Assisi


Con l’indizione di uno speciale Anno Giubilare in occasione degli 800 anni dal transito di san Francesco d’Assisi, Papa Leone XIV ha aperto per la Chiesa e per l’umanità intera un tempo di grazia, un kairòs di conversione, di riconciliazione e di rinnovata sequela evangelica. Dal 4 ottobre 2026, giorno in cui ricordiamo il “beato transito” del Serafico Padre, fino al 10 gennaio 2027, siamo invitati a metterci in cammino, pellegrini sulle orme del Vangelo, accompagnati dalla luminosa testimonianza del Santo di Assisi.

La scelta di un Anno Giubilare nel nome di Francesco non è solo un atto commemorativo, ma anche una proposta profetica: tornare all’essenziale. In un tempo storico attraversato da frammentazione, crisi ecologiche, guerre e sfiducia diffusa, la figura di Francesco si staglia come icona evangelica della speranza, segno di una possibilità altra, concreta e radicale, di abitare il mondo secondo il cuore di Dio.

La vita di Francesco fu un Vangelo vivente, una continua espropriazione di sé per accogliere Cristo povero e crocifisso (cfr. 2Cel 105), per divenire lui stesso vangelo in carne e ossa, testimone credibile dell’amore disarmato di Dio. Il Giubileo che celebriamo nel suo nome non può che essere, allora, un invito pressante alla conversione, alla metanoia del cuore, all’abbandono delle logiche del potere, dell’accumulo e della chiusura, per abbracciare la via della minorità, della fraternità universale e della pace.

San Francesco è l’uomo della riconciliazione cosmica: riconciliato con Dio, con se stesso, con ogni creatura e con ogni fratello e sorella. Il Cantico delle Creature, scritto poco prima della sua morte, è il frutto maturo di un profondo cammino spirituale che lo ha condotto a vedere in ogni cosa un riflesso del Creatore e a vivere la realtà con gratitudine e umiltà.

Oggi più che mai, in una società segnata da fratture identitarie, da solitudini laceranti e da un rapporto predatorio con il creato, questo messaggio risuona come una parola urgente e salvifica. Il Giubileo francescano è un’occasione per ritrovare la via della fraternità sociale, della giustizia riparativa, del dialogo interreligioso e della cura della casa comune, come già Papa Francesco ci ha indicato nell’enciclica Laudato si

La povertà di Francesco non fu una mera rinuncia materiale, ma una scelta teologica: fidarsi unicamente del Padre, spogliarsi di ogni possesso per rivestirsi di Cristo. In un tempo in cui la sicurezza sembra risiedere nel possedere e nel controllare, Francesco ci indica la via opposta: quella della minorità, della piccolezza evangelica, della libertà dei figli di Dio.

L’Anno Giubilare si presenta come invito a sciogliere i legami che ci rendono schiavi, a liberarci da idoli e false sicurezze, per camminare nella fede nuda, confidando nella Provvidenza e costruendo comunità fondate sul dono reciproco.

Il Santo Padre, nell’annunciare questo Anno Giubilare, ha sottolineato che la speranza cristiana debba tradursi in gesti concreti, in carità operosa, in accoglienza sincera e in testimonianza incarnata. Francesco non fu mai un idealista astratto, ma un uomo profondamente radicato nella realtà del suo tempo, capace di toccare le ferite del lebbroso, di ascoltare il dolore del povero, di abbracciare il diverso e di pacificare i conflitti.

In questo Giubileo siamo chiamati a fare memoria operante del suo esempio, promuovendo opere di misericordia, percorsi di inclusione, momenti di preghiera e di riconciliazione, gesti profetici di fraternità. La pace che Francesco annunciava con “Il Signore ti dia pace” è una pace che nasce dalla croce, dalla spogliazione, dal perdono.

Conclusione

Il Giubileo dell’800° anniversario del transito di San Francesco è una chiamata alla santità quotidiana, alla profezia mite e ardente del Vangelo vissuto. È un tempo propizio per lasciarsi convertire dallo Spirito e per scegliere la via del bene, della bellezza e della comunione. Come Francesco, anche noi siamo invitati a “vivere secondo la forma del santo Vangelo” (1Reg 1,1), facendo della nostra vita una preghiera, un canto, un servizio.

Che questo anno di grazia rinnovi la Chiesa nella sua vocazione missionaria, la renda sempre più povera con i poveri, e accompagni l’umanità verso sentieri di luce.

Il Signore vi dia pace.

Diacono Vittorio Politano